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Gusto

uva

Più di testa o di cuore? A ciascuno il suo vino

Bovale e Cagnulari per i tipi schietti, Vernaccia e Nuragus per i grintosi, Nasco Girò e Malvasia per i più equilibrati.  Più di testa o di cuore? Se agite seguendo il secondo, il vino migliore è un rosso rustico, come un Bovale di Terralba o un Cagnulari di Usini, Sorso e Alghero, speziato e schietto, proprio come voi. Parola del sommelier Giulio Pani. Se poi abbinate al cuore la tradizione, vi consigliamo il Nepente di Oliena, di ascendenza dannunziana e vocazione sensuale. Siete instabili, nervosi ma irresistibili? Sorseggiate una Vernaccia di Oristano o il Nuragus di Cagliari, il principe dei paglierini di Sardegna. Se invece Minerva è la vostra divinità, la testa fa da padrona e con lei i vini frutto della tradizione. Il Vermentino di Gallura, un vino bianco fatto per la vista e per l’olfatto, attiva l’ingegno, così come un Carignano del Sulcis, rosso che colpisce, specialmente se abbinato ad un piatto di formaggi. Se poi siete dei tipetti equilibrati, un bicchiere di Nasco e Girò è il vostro vino d’elezione insieme al Malvasia di Cagliari o di Bosa, femminile e elegante il primo, forte e austero il secondo....

cucinasarda

I sapori della tradizione nel pane quartese

“Il miglior pane d’Italia e di Francia”. Già nel 1834 Antoine Claude Valéry nel suo Viaggio in Sardegna descriveva le qualità del pane sardo e in particolare quartese. Una perfetta miscela fatta di ottime materie prime e tradizione nelle tecniche di lavorazione che fanno del pane della terza cittadina della Sardegna per numero di abitati una vera e propria eccellenza. Basta passeggiare in centro a Quartu, nelle piccole viuzze, per essere catturati dai profumi e dagli aromi che provengono dai panifici e dalle pasticcerie. Un viaggio nelle flagranze che può facilmente proseguire assaggiando le varietà in bella mostra nei panifici. Le mille forme del Coccoi, fatto con la semola finissima, che abili mani con semplici tocchi di coltello e forbici trasformano in “sculture” croccanti e bianchissime. Un Coccoi comunemente pesa intorno ai 150 grammi, ma piccole forme, di circa 40/50 grammi vengono modellate per le ricorrenze e per le feste diventando dei veri e propri ornamenti per la tavola. C’è poi il Civraxiu, un pane integrale di farina e crusca fine e, ultimo, ma non per importanza il “Moddizzosu” che durante la cottura diventa alto e soffice, mantenendo una crosta lievemente croccante. Ottimo da tagliare a fette e da assaggiare con un filo d’olio d’oliva. La lavorazione del pane a Quartu, come in tutta la Sardegna, si tramanda di generazione in generazione e proprio nei “segreti” trasferiti di padre in figlio c’è quell’ingrediente in più che rende il pane unico....

civraxiu

Su Civraxiu, la forza della vita

È una delle tipologie di pane sardo più tipiche. La prova qualità? Il rumore e la fragranza che irrompono dalla crosta Scegliere la materia prima migliore, impastare, aspettare e cuocere. Il pane sardo è il re della tavola e si caratterizza per il sapore intenso e genuino. Rita Oldani, titolare insieme al marito Luciano del Panificio Coccodi, aperto a Monastir dal capostipite Ettore, non esita a paragonarlo alla vita: «Il pane è così, lo lavori, lo cuoci e solo alle fine sai se è venuto bene. Ogni cosa che ha valore nella vita ha bisogno della sua cottura». Il pane Civraxiu, una delle tipologie di pane sardo più tipiche per gusto e consistenza, è l’esempio di come lavoro e poesia possano creare un prodotto. La sua farina, esclusivamente di semola, viene impastata e prende vita grazie a “su frammentu”, la pasta madre che il panettiere coccola e cura perché con essa prenda vita la panificazione. Durante la lavorazione il fornaio affonda le mani in acqua e farina e lavora il pane con una sensualità mediterranea in cui la forza si unisce all’amore. A contatto con le mani, la maglia glutinica assume una consistenza compatta ma morbida che, dopo la pezzatura, durante la cottura in forno, impedisce alla forma circolare di espandersi troppo. La vera prova? «Il rumore e la fragranza che irrompono dalla crosta del Civraxiu e che si mantengono intatti nella pasta spugnosa e umida», rivela Rita Oldani. Una forza lunga secoli che, dalle tavole contadine, arriva nei panifici moderni....

olio

La magia del Parteolla. Fra arte, vino e olio.

Le campagne che si colorano di lunghi filari dei vitigni. Sulle colline si arrampicano sterminate distese di oliveti. E ancora: un patrimonio ricco di storia e tesori archeologici, con monumenti di alto valore architettonico. È la cornice del Parteolla, che si allarga da Dolianova sino alle vallate attorno a Donori. Un territorio dove l'arte si combina con le tradizioni, la maestria degli artigiani si fonde con le prelibatezze tipiche isolane. Un microcosmo che rispecchia la Sardegna, in una fotografia indimenticabile per i visitatori. La capitale dell'area è Dolianova – 16 chilometri da Cagliari –  centro portante delle radici, dei costumi e delle eccellenze enogastronomiche. Iniziamo il viaggio dalla cattedrale di San Pantaleo, un fabbricato romanico con contaminazioni pisane che risale al XII secolo, che rappresenta un esemplare unico nel patrimonio architettonico sardo. La basilica, situata nel cuore del paese è stata per diversi secoli la location dell'antica diocesi di Dolia. Altro edificio sacro dalle forme maestose è la parrocchia dedicata a San Biagio, datata al XVI secolo con uno stile gotico di derivazione aragonese, che si propone come una delle strutture più imponenti del capoluogo del Parteolla. Immancabile un tour nel Parco Artistico Gianni Argiolas che, inglobato nei poderi in località Isca Sa Folla, si caratterizza per le sculture racchiuse in una sconfinata foresta: dal monumento all'acqua alla figura di Giovanni Paolo II sino all'omaggio alla Brigata Sassari. Non solo arte e cultura, ma anche strade contraddistinte dalle insegne della Città dell'olio e dei percorsi del vino. Sapori, profumi e colori che si manifestano negli oleifici e  nelle diverse cantine presenti nel territorio. Sa mola de su notariu, il frantoio del notaio, rappresenta una delle vetrine dedicate alle produzioni tipiche. La Cooperativa olivicoltori del Parteolla è il contenitore dell'attività olearia. Dall'olio al vino, il passo è breve. Ecco, allora, la Cantina Sociale di Dolianova – nella piana di Sant'Esu – con i rossi ed i bianchi da capogiro: dal vermentino Prendas ad Arenada sino ad arrivare alle bollicine di Dolì ed a Terresicci. Altra cattedrale enologica del territorio sono le Cantine di Serdiana. Nel cuore di via Roma si incrocia il pantheon vitivinicolo Argiolas, con una storia lunghissima che si tramanda dagli inizi del ventesimo secolo. Prestigio e nobiltà nei marchi si mescolano nelle bottiglie Turriga e Korem. A pochi passi, sulla via Verdi, la Cantina Pala con il cannonau S'Arai, il nasco Assoluto ed il vermentino Stellato. Nei poderi di Soleminis le tenute Carlo Pili – nella piana di Sa Misa – per un tuffo tra i riflessi del nettare di Bacco, con Torrelas, Ballester e Puiades che coniugano sapori caldi e avvolgenti. Tra oliveti e vigneti sembra quasi mimetizzarsi – tra le campagne di Serdiana – la chiesa di Santa Maria Sibiola, uno dei capolavori dell'arte romanica isolana, edificata ad opera dei Vittorini. Le trame del gusto si spingono anche a Donori, dove nella zona industriale – in località Is Arenas – nel caseificio Aresu si declinano il latte, il tempo e l'arte trasfusi nei formaggi isolani. Un palcoscenico davvero d'altri tempi, il Parteolla, con...

fregola

I colori e l’identità di Cagliari nella cucina mediterranea

La cucina cagliaritana è l’istantanea che reca con se i sapori del tempo che mani sapienti elaborano giorno dopo giorno, per farci degustare non solo piatti della tradizione ma, soprattutto, l’essenza di Cagliari. Gli ingredienti fondamentali della cucina sono quelli che offre la natura, soprattutto il mare, da sempre risorsa della Città. Le “orziadas”, anemoni di mare insemolati e fritti. “Sa schiscionera”, arselle e cozze in tegame con olio d’oliva, aglio, prezzemolo e pan grattato. La bottarga, uova di muggine o cefalo salate e stagionate. Si può degustare condita semplicemente con olio extra vergine d’oliva, in insalata con carciofi freschi tagliati molto sottili o grattugiata sugli spaghetti che possono avere di base il sugo con le vongole. “Su scabbecciu”, pesci conservati in soffritto di olio, aceto e aglio. L’aragosta alla campidanese, bollita e condita con olio d'oliva e succo di limone. “Sa fregula” con le arselle, piccole palline di pasta realizzate a mano e tostate al forno servite in zuppa di vongole. Non può mancare nella degustazione “Sa burrida alla Casteddaia”, esclusivo piatto cagliaritano realizzato con pesce gattuccio (gattu de mari) appartenente alla famiglia degli squali che si ciba di piccoli pesci, di molluschi e crostacei. Viene immerso in una salsa di aceto, olio, aglio e noci dove viene lasciato marinare per 24 ore prima di essere servito. Questo è il piatto identitario cagliaritano per eccellenza, presente nei menù di molti ristoranti sia come antipasto che come secondo....

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