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San Sperate. La piccola Atene Sarda | Sardegna Magazine
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San Sperate. La piccola Atene Sarda

Non è una metropoli. Neppure una delle capitali dell’Isola. San Sperate si identifica però nella piccola Atene sarda. Un’oasi di colori, suoni e forme che incanta l’universo dei vacanzieri e non solo. Sui muri del Paese Museo – così è stato ribattezzato il centro del sud isolano – si trasfigurano scene di storia, con le radici del mondo agropastorale che si mescolano alle pitture di protesta per una terra invasa da industrie senza futuro e da uno smottamento sociale provocato dalla caduta delle ideologie.

Un mutamento culturale simile alla rivoluzione copernicana, partito alla fine degli anni Sessanta – con il ’68 che rappresenta  il primo segnale della nuova sarabanda speratina – e che non si è più fermato. Il protagonista indiscusso della nuova epopea è sicuramente Pinuccio Sciola, uno dei più grandi scultori europei che – appena tornato dalla Francia e con l’esperienza maturata in Spagna – diventa il precursore del muralismo in occasione di una processione per il Corpus Domini. I muri imbiancati diventano una sceneggiatura per raccontare la storia – e le storie – non solo di San Sperate, ma del mondo che ruota attorno. Dai simboli del paese, con le pesche e le arance in primo piano, sino ai personaggi storici – da Giovanni Paolo II a Madre Teresa di Calcutta – senza dimenticare la protesta contro le guerre e i segni della società agropastorale.

Tra le case del Paese museo si possono scorgere dei veri e propri quadri da incorniciare. Un viaggio tra le stradine colorate del centro storico – tra via Cagliari ed i rioni di San Giovanni e Santa Lucia – che sembra fermare quasi il tempo. Poi, nella casa-laboratorio dell’artista (mito) di un paese intero – sulla via Enrico Marongiu – si respira un’aria fiabesca. I giganti di trachite che elaborano delle musiche ancestrali. Un mistero. Le Pietre Sonore vanno oltre delle pure geometrie. I colossi di basalto emettono una musicalità  originale che richiama al pensiero del creato.

Non è un caso che lo stesso scultore nel palcoscenico incantato di via Marongiu citi le frasi della Bibbia: “Prima fu il suono. E la terra stessa è un puntino dell’universo. Il suono stesso si è depositato dentro la terra”. Eppoi un richiamo agli Incas. “Quando è nata la luce, la pietra già esisteva”. Pietra e suono si intrecciano nei blocchi intagliati di granito, trachite e basalto. Una vera e propria poesia che ammalia i visitatori in questo luogo dell’anima.

San Sperate è anche terra di sapori e gusti antichi. Sulla via Roma si incrociano i profumi degli amaretti e delle pardulas sfornate dal Biscottificio Collu. All’ingresso del paese – in via Cagliari – si possono assaggiare le prelibatezze prodotte da un altro Biscottificio, con il marchio Corronca: dai piricchitus  ai gueffus.  Sulla bretella che corre dritta da San Sperate a Villasor si affaccia la Cooperativa Apistica Mediterranea. E’ il tempio del miele, con oltre 4 mila alveari per portare il prodotto sulle tavole. Si confezionano le etichette di pregio con i mieli di arancio e di asfodelo che primeggiano, senza tralasciare il cardo ed il cisto.

Matteo
Matteo Tuveri
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